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SETTIMANA DELLA DISLESSIA

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L’ORIGINE DEL MONDO

La scuola primaria G.Parini di Torino ha realizzato questa bellissima animazione che raccoglie tre miti sulla creazione del mondo.

COME PANKU CREO’ IL MONDO

Mito cinese della creazione

All’inizio dei tempi il mondo era un gigantesco uovo, immerso nel buio.
Dentro l’uovo dormiva il gigante Panku. Il gigante cresceva e l’uovo rimaneva sempre uguale, così, ad un certo punto, Panku toccò il guscio e si svegliò:
– Si sta un po’ stretti qua dentro: andiamo a vedere cosa c’è fuori!

Il gigante ruppe il guscio: il contenuto più leggero dell’uovo salì verso l’alto e formò il Cielo, quello più pesante scese in basso e diventò la Terra.
– Se Cielo e Terra si riuniscono, mi troverò un’altra volta prigioniero dell’uovo: devo tenerli separati! – esclamò il gigante.
Per migliaia di anni Panku tenne separati il Cielo e la Terra, spingendo su il primo con la testa e schiacciando la seconda in giù con i piedi.

Quando, soddisfatto del lavoro, Panku morì, il suo respiro si trasformò in vento e la sua voce in tuono.

L’occhio sinistro divenne il Sole
e l’occhio destro divenne la Luna.

Le sue braccia diventarono montagne, le sue vene sentieri e strade, la sua carne terreno per i campi.

Il suo sudore si trasformò in pioggia e rugiada, mentre dai suoi capelli nacquero tutte le stelle del cielo.

Fu così che il gigante Panku
creò il mondo.

Leggiamo il mito di Panku e illustriamo le sequenze.

Vai al MITO: il mago della Terra

 

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SE I LIBRI FOSSERO

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Dalla celebre poesia di Roberto Piumini “SE I LIBRI FOSSERO”

tratta dal libro “C’ERO UN BAMBINO PROFUMATO DI LATTE”

Se i libri fossero di torrone,
ne leggerei uno a colazione.

Se un libro fosse fatto di prosciutto,
a mezzogiorno lo leggerei tutto.

Se i libri fossero di marmellata,
a merenda darei una ripassata.

Se i libri fossero frutta candita,
li sfoglierei leccandomi le dita.

Se un libro fosse di burro e panna,
lo leggerei prima della nanna.

Composta sabato 25 luglio 2009
Raccoglieremo le nostre interpretazioni…
Restate connessi
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GIORNATA DELLE MALATTIE RARE

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IN CLASSE OGGI ABBIAMO PARLATO DELLE MALATTIE RARE. ABBIAMO SCELTO DI RAPPRESENTARE QUESTA GIORNATA CON LA LETTERA A.

ECCO IL NOSTRO REPORTAGE

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Con le nostre manine abbiamo rappresentato la lettera A, come Amore, come la prima lettera dell’alfabeto  … e non solo…

 

Grazie al papà di Giacomo per il prezioso spunto che ci ha offerto…

Grazie ai piccoli Lupetti per la passione che sanno mettere nelle cose…

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Accoglienza

Nella nostra classe è arrivato un nuovo compagno… clicca…

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La lettera R

R    COME …. RANA

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IN BRAILLE punti 1-2-3-5

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LA LETTERINA A

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UNA NUOVA AVVENTURA

Difficile non continuare a scrivere…

Do il benvenuto ai miei nuovi alunni di classe prima, con un bel racconto che abbiamo scritto per loro…

eccolo…

 

 

UN LUPO CORAGGIOSO

 

 

C’era una volta, lassù, tra le montagne alte dell’altopiano di Asiago… un piccolo lupo, di nome LUPETTO…

Era un lupo molto curioso, che fin da quando era piccolo, aveva sempre detto alla sua mamma lupa che avrebbe voluto andare a scuola.

  • Ma non puoi, figlio mio! Solo i bambini fatti di carne e pelle e ossa e capelli e piccoli dentini possono andare a scuola. Tu sei un Lupo. Forse potrai andare alla scuola dei  lupi cattivi per imparare a cacciare, a far paura, a costruirti una tana, insomma a fare tutte le cose che i lupi sanno fare.

Lupetto sapeva che la mamma aveva ragione, però non riusciva a rinunciare al suo sogno: lui non voleva imparare a cacciare i poveri animaletti del bosco, non voleva imparare ad affilare i suoi denti per spaventare le altre creature; lui voleva imparare a leggere e a scrivere, perché amava le storie e raccoglieva tutti i libri che trovava a volte dimenticati nel bosco da qualche bambino di passaggio.

Un giorno, mentre camminava nel bosco in cerca di more selvatiche (Lupetto infatti era vegetariano) trovò per terra, nascosto tra l’erbetta, un invito, che diceva: CARI BAMBINI DI CLASSE PRIMA, SIETE INVITATI AL PRIMO GIORNO DI SCUOLA MERCOLEDI’ 16 SETTEMBRE PRESSO LA SCUOLA PRIMARIA DAMIANO CHIESA DI SOVIZZO. NON MANCATE.

Lupetto non stava più nella pelliccia: chi aveva perduto quell’invito? Sicuramente un bambino. E ora, come poteva fare? Una cosa era certa: lui ci voleva andare.

Così ebbe una bella idea: se lui avesse conosciuto i bambini di Sovizzo, certamente, con il loro aiuto, avrebbe imparato a leggere e a scrivere.

Così iniziò ad organizzarsi per il viaggio. Chiese aiuto alla sua mamma per preparare una cosa speciale per questi bimbi, e lei si mise subito al lavoro: forbici, ago, filo e tanto amore.

Quando tutto fu pronto, preparò lo zaino e, di notte, partì (i lupi, si sa, viaggiano di notte perché nel buio vedono meglio).

Corse velocemente giù dalla montagna fino ad arrivare alla scuola di Sovizzo.

Arrivò all’alba.

Bussò alla porta della scuola, ma i bidelli scapparono terrorizzati: “Aiuto, un lupo… mangerà di sicuro tutti i bambini… Si salvi chi puòòòò….”

Lupetto allora disse a voce alta: “Non scappate, sto cercando i bambini di prima. Non voglio mangiarli, volo solo conoscerli”.

Il bidello più coraggioso, il signor Luigi, si avvicinò a Lupetto e si offrì di aiutarlo. Lupetto gli porse il prezioso pacco che la mamma gli aveva confezionato chiedendo di portarlo in auditorium e di metterlo in un posto sicuro.

Poi abbracciò il signor Luigi e se ne andò felice, in attesa del suo prossimo viaggio alla scuola primaria di Sovizzo

(Nel pacco c’è una lettera):

 

CARI BAMBINI DI PRIMA,

SONO LUPETTO, UN PICCOLO LUPO CHE VORREBBE VENIRE A SCUOLA CON VOI.

SO CHE PERO’ I BAMBINI HANNO TANTA PAURA DEI LUPI, E QUINDI VORREI STARE CON VOI, MA DA LONTANO. QUALCHE VOLTA VERRO’ A TROVARVI MA DOVETE PROMETTERMI CHE NON VI SPAVENTERETE.

MI PIACEREBBE CHE VOI MI AIUTASTE A REALIZZARE UN SOGNO: VORREI IMPARARE A LEGGERE, A SCRIVERE e a conoscere io numeri COME VOI.

SE OGNI TANTO MI MANDATE UNA LETTERA PER RACCONTARMI COSA STATE FACENDO, IO ESEGUIRO’ TUTTI I VOSTRI LAVORI PER IMPARARE CON VOI.

IN CAMBIO VORREI ANCH’IO INSEGNARVI QUALCOSA…

VORREI INSEGNARVI A ESSERE CORAGGIOSI.

SE POI VORRETE CHE VI INSEGNI ALTRE COSE, DITELO ALLE VOSTRE MAESTRE, CHE LORO ME LO FARANNO SAPERE.

PER RINGRAZIARVI VI LASCIO UNA SORPRESA CHE HO PREPARATO INSIEME ALLA MIA MAMMA.

L’ABBIAMO REALIZZATA CON TANTO AMORE, PER VOI…

VI VOGLIO TANTO BENE,

IL VOSTRO AMICO LUPETTO.

lupetto

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LA DESCRIZIONE DI NOI STESSI

Descrivere se stessi è molto difficile. Infatti a volte non ci piacciamo, altre vorremmo essere diversi. Come fare?

Il nostro suggerimento è quello di avere il coraggio di guardarsi allo specchio.

Questa una scaletta di lavoro:

Indica:

• chi sei
• aspetto fisico, (dalla testa ai piedi, ponendo grande attenzione al viso: la forma, il colorito, gli occhi, la bocca, qualche segno particolare, le emozioni che trasmette…)
• abbigliamento
• il carattere: qualità e difetti
• i tuoi interessi

Ti piace essere come sei? Spiega…

SCHEMA UTILE PER DESCRIVERE BENE UNA PERSONA

 

PRESENTAZIONE:

Nome, età, chi è, che lavoro/attività fa.

DATI FISICI

1)    Altezza e corporatura

Alto, basso, di media altezza, snello, magro, secco, robusto, tarchiato, grasso, cicciottello, florido, formosa, ….

2)    Viso

–         Aspetto fisico: liscio, rugoso, ovale, rotondo, triangolare, paffuto, smunto…

–          Che mostra l’umore o parte del carattere: luminoso, solare, simpatico, gioioso, sereno, preoccupato, triste, arcigno, imbronciato, misterioso, arrabbiato…

3)    Capelli

Corti, lunghi, tipo di pettinatura (arruffati, a spazzola, crocchia, treccia, codini, con la riga,…), colore (neri…, brizzolati, tinti, lucidi, opachi…), ricci, lisci, ondulati, crespi, mossi…

4)    Occhi

–         Aspetto fisico: colore (chiari, scuri, luminosi), forma (rotonda, allungata, a mandorla, occhi bovini), grandezza (grandi, piccoli…), ciglia (folte, rade) …

–         Che mostrano l’umore o il carattere: occhi sereni, allegri, brillanti di gioia, tristi, addormentati, abbassati (imbarazzo, vergogna, timidezza), inespressivi, persi nel vuoto…; sguardo: sorridente, fisso, fermo, sincero, sfuggente, torvo, indagatore, accusatore, arrabbiato, indignato, insolente, malizioso, curioso, perplesso…

5)    Naso, orecchie

Colore (es. naso rosso di un ubriaco), forma (naso a patata, a punta, all’insù…), dimensioni (grande, piccolo, sottile), particolari (es. orecchini).

6)    Bocca

–         Aspetto fisico: forma delle labbra e della bocca (allungata, a cuore…), grandezza (grande, piccola, labbra carnose, labbra sottili…)

–         Che mostra l’umore o il carattere: sorridente, aperta in una risata, con un sorriso aperto, imbronciata,  incurvata (all’ingiù), tirata (labbra strette e tirate verso l’esterno), …

7)    Corpo: varie parti:

  •  spalle (dritte, incurvate, strette, larghe…)
  •  braccia (lunghe, corte, muscolose, magre,…)
  • mani (piccole, tozze, con le dita corte, lunghe, con anelli…)
  • petto e ventre (petto ampio, formoso, ventre prominente, pancia grossa, ventre piatto…)
  •  gambe (lunghe, corte, slanciate, sottili, grosse, grassocce, muscolose, magre, …)
  • piedi (lunghi, piccoli)…..

8)    Abbigliamento:

  • in generale: curato, trasandato, elegante, casual, sportivo, ordinato, pulito….
  • In particolare: abiti indossati nel giorno della descrizione o abiti indossati spesso: tipo, forma, dimensioni, colore, particolari, scarpe…

DATI CARATTERIALI

1)    Carattere

Si possono usare gli aggettivi che seguono (e molti altri) per spiegare com’è una persona: espansivo, socievole, amichevole, gioviale, spensierato, esuberante, estroverso, sognatore, romantico, attivo, altruista, generoso, mite, tranquillo, timido, sereno, pacifico, pratico, riflessivo, solitario, chiuso, introverso, apatico, svogliato, pigro, fannullone, permaloso, irascibile, egoista, avaro…

2)    Umore

Si può dire di che umore è solitamente la persona (es. ”Di solito la mia mamma è una persona serena), Di buon umore, allegro, gaio, contento, felice, sereno, entusiasta, soddisfatto, divertito, orgoglioso, annoiato,  triste, disperato, cupo, nero, depresso, apatico, permaloso, irascibile, bisbetico, preoccupato,  insoddisfatto, deluso, arrabbiato, …

3)    Qualità e difetti

Di questo si può aver già parlato quando si parlava del carattere e/o dell’umore (Es. “La sua qualità più bella è che è una persona sempre allegra e sorridente”).

4)    Comportamento e abitudini

  • Si può descrivere come si comporta la persona in diversi ambienti e situazioni: a casa, a scuola, in palestra, in giardino, con i genitori, con i figli, con gli alunni, con gli amici, di fronte a una difficoltà, di fronte a un problema, a un lavoro da fare, e così via.
  • Si possono descrivere le abitudini della persona, anche in riferimento ai suoi gusti e interessi illustrando tutte le cose che fa “di solito”, per esempio: “di solito al pomeriggio fa merenda e poi ama giocare a calcio con gli amici” oppure “di solito il mio papà, quando rientra in casa, mi chiede com’è andata la scuola e legge il mio diario”, eccetera.

5)    Gusti e interessi

  • Gusti: si possono scrivere le cose che piacciono alla persona relative a: cibi, attività scolastiche, sport, colori, animali, programmi televisivi, libri, film e tutto ciò che voi volete, spiegando (se lo si conosce) il perché piacciono queste cose (per esempio: “Le piacciono i viaggi, perché può vedere posti nuovi e capire come vivono le altre persone nel mondo”).
  • Interessi: si può descrivere cosa interessa alla persona e, eventualmente, il perché (per esempio, “Si interessa molto di cucina, perché le piace preparare dei buoni piatti”).

6)    Conclusioni

Al termine di una descrizione, si possono mettere delle conclusioni relative al nostro rapporto con la persona descritta.

  • Noi stessi: cosa cambieremmo in noi, cosa vogliamo migliorare, cosa ci piacerebbe diventare, cosa crediamo che gli altri pensino di noi, eccetera…
  • Gli altri: cosa vorremmo che cambiassero, cosa pensiamo di loro, che rapporto vorremmo avere nel futuro con queste persone, ecc.
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DALLA POESIA ALLA PROSA

Trasformare una poesia in prosa significa farne la parafrasi.

Si tratta di trasformare il linguaggio poetico, ricercato, raffinato, ricco di metafore e a volte difficile, in un linguaggio più semplice ed usuale e quindi più facilmente comprensibile.

Per scrivere la parafrasi di una semplice poesia bisogna seguire quattro consigli;

  1. Prepararsi con dizionario, foglio di brutta copia, dizionario dei sinonimi.
  2. Leggere attentamente e  più volte la poesia.
  3. Comprendere il significato di tutte le parole e sostituirle con dei sinonimi più semplici.
  4. Cambiare l’ordine delle parole per sistemarle in una successione semplice e ordinata.
  5. Spiegare un concetto con più parole di quelle del poeta.
  6. Alla fine, rileggere rileggere nuovamente il testo con le modifiche apportate ed apportare ulteriori modifiche dove il testo presenta la non regolarità della grammatica, o dove il testo presenta una non regolarità nel tempo di svolgimento delle azioni.
Per esempio facciamo la parafrasi di questi versi di Leopardi:
Dolce e chiara la notte e senza vento,
e questa sovra i tetti e in mezzo agli orti
posa la luna, e di lontan rivela
serena ogni montagna.
PARAFRASI:
La notte è piacevole, luminosa e senza vento; la luce della luna sembra posarsi tranquilla sopra i tetti e in mezzo agli orti e fa apparire in lontananza ogni montagna infondendo un senso di serenità.
Bene, ora hai capito. prova quindi a fare la parafrasi di questa celebre poesia cinese:

L’ALBERO NUDO

Un albero nudo

fuori dalla mia finestra

solitario

leva nel cielo freddo

i suoi rami bruni.

Il vento sabbioso,

la neve, il gelo

non possono ferirlo.

Ogni giorno quell’albero

mi dà pensieri di gioia:

da quei rami nudi

indovino il verde che verrà.

(W.Ya-P’ing)

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